RISCOPRIRE LA MONTAGNA: STORIA DI UN RAGAZZO A-NORMALE

Richi, 30 anni, ci racconta la sua riscoperta della montagna a 360 gradi attraverso arrampicata alpinismo e scialpinismo.

Ciao, sono Riccardo, ho 30 anni, vivo a Como e lavoro nel tessile.
Il mio tempo libero lo dedico all’arrampicata, allo sci e al trekking. Mi sono avvicinato al mondo outdoor con passione da circa tre anni e tutto è partito dalla traversata Como – Bellagio, un semplice ma lungo trekking comune per noi comaschi.
In realtà ho da sempre un fortissimo legame con la natura. Le prime uscite di trekking mi hanno riacceso la passione per la natura che avevo inconsciamente messo da parte, prima negli anni dell’adolescenza e poi negli anni delle serate e delle sbronze con gli amici in discoteca. Nonostante tutto però spesso succedeva che in domeniche da hang-over passassi ore a osservare gli uccelli in giardino o a costruire cassette nido e mangiatoie nel garage di casa facendomi così passare la sbornia. Ebbene sì, faccio anche bird-watching.

Non amo i social, ma è forse grazie a qualche post che Paolo, vecchio amico delle superiori e mia futura guida, ha visto che mi stavo avvicinando all’arrampicata e ha deciso di contattarmi. Ed è così che dopo una birra in una palestra di arrampicata, qualche scambio di idee e forse un po’ di sanissima incoscienza, ci siamo dati appuntamento per l’antivigilia di Natale ai Piani Resinelli: obiettivo Cresta Segantini.
Con un buon ritmo di avvicinamento eravamo all’attacco della via; io non avevo neppure idea di come legarmi, alla fine però è stato entusiasmante. Un ricordo vivido di quella giornata è l’odore delle punte dei ramponi contro la roccia sul primo tiro-caminetto della via.
Mentre rientravo dalla Grigna in macchina ho capito che avrei voluto farne altre 100 di salite come quella. Avevo appena passato un’intera giornata senza pensare a nient’altro che scalare e a godermi il paesaggio attorno, il tutto senza incontrare anima viva.

Prima di prendere contatti con Milano Adventure mi ero iscritto a un corso CAI, che consiglio a chi si avvicina al mondo della montagna, dove ho imparato moltissime cose vivendo anche l’atmosfera di gruppo. Poi però vista la passione che cresceva sempre di più ho deciso di intraprendere un percorso che mi permettesse di andare a fare quello che mi piaceva in totale autonomia e così ho organizzato una serie di uscite con Milano Adventure, che spaziavano dall’arrampicata su roccia, alle arrampicate di misto e anche allo scialpinismo.
Oggi grazie alla guida imparo tanti piccoli trucchi del mestiere, all’apparenza poco importanti ma che poi messi tutti assieme mi danno maggiore confidenza, cosa che mi permette di vivere avventure nuove senza bisogno di una guida.
Tra le salite più emozionanti ricordo quella al Gran Paradiso in condizioni abbastanza invernali.
La più paurosa, invece, a Cadarese: stage arrampicata in fessura. La più intensa: Agosto, partenza da Milano direzione Arco, colazione con calma e poi una via lunga a Mandrea, poi giù di corsa alla ricerca del furgone, direzione Val di Ledro per un’uscita di canyoning serale, usciamo dal canyon al tramonto. Si risale sul furgone direzione Canazei, sveglia il giorno seguente e primo assaggio dolomitico con una via lunga al Piz Ciavazes, rientro in serata a Milano.
E poi sono venute le salite in autonomia: la Staich-Freoni al Cossarello, una via sperduta al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta aperta nel 1949, sempre su consiglio di Paolo.

Cosa ho imparato da tutto questo?
Se la tua passione è l’avventura e hai bisogno di una guida, è importante trovare una persona che cerchi di capirti e di conoscerti, di creare un legame e seguire un percorso che nel lungo periodo ti permetta di raggiungere i tuoi obiettivi da solo. Se come me vivi la montagna solo due giorni su sette c’è poco tempo per imparare e tanto per dimenticare, trovo fondamentale avere una persona di riferimento. Ci vuole un po’ di pazienza e anche impegno economico, ma con un po’ di fiducia le soddisfazioni arrivano!

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